Dodi Battaglia

(Pooh)

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dodi battaglia

Donato “Dodi” Battaglia è nato a Bologna il 1° giugno 1951 ed ha 4 figli: Sara e Serena avute dall’americana Louise Van Buren, Daniele avuto da Loretta Lanfredi, Sofia avuta dalla moglie Paola Toeschi.

Proveniente da una famiglia di musicisti (il padre suonava il violino, un nonno il piano, uno zio la chitarra), Dodi riceve a 5 anni il suo primo strumento, una fisarmonica, e comincia ad andare a lezione imparando a leggere la musica ancor prima di imparare a leggere e scrivere.
All’età di 13 anni, dopo quasi 9 anni di fisarmonica, esplode la passione per la chitarra elettrica, grazie alla scoperta degli Shadows, guidati dal chitarrista Hank Marvin, leggendario musicista idolo di chi in quegli anni cominciava a suonare la chitarra e citato come ispiratore da artisti come Eric Clapton, David Gilmour, Brian May, George Harrison, Mark Knopfler, Neil Young, Jeff Beck, Pete Townshend, e Ritchie Blackmore.
Accompagnato e consigliato dallo zio chitarrista, Dodi compra una chitarra classica ed inizia a prendere lezioni frequentando un corso collettivo presso cui, dopo solo quattro mesi , avvantaggiato dagli studi fatti per la fisarmonica, comincia a dare lezioni ad altri ragazzi, dimostrando una innata e non comune dimestichezza con lo strumento.
Da lì ad un anno comincia a suonare in vari gruppi dell’area bolognese, a partire dai Nobles passando per i Rigidi R&B ed approdare infine nei Judas. Il passo successivo è entrare a far parte dei Meteors, un’orchestra che aveva una discreta attività che la vede in un’occasione, con Dodi in formazione, ad aprire addirittura una serata in cui l’attrazione era Jimi Hendrix.
Notato da Valerio Negrini e Roby Facchinetti già da quando militava nei Nobles, gli viene chiesto quando ancora aveva 17 anni di entrare a far parte dei Pooh al posto di Mario Goretti, che avrebbe lasciato il gruppo dopo gli impegni dell’estate del 1968.
Entusiasta accetta; in quei primi anni i Pooh cavalcavano la scia del buon successo riscosso da “Piccola Katy” e Dodi, nonostante l’innata timidezza, aveva una ottima presenza scenica unita alla notevole maestria con lo strumento.
Quasi da subito vengono scoperte anche le sue doti canore, portandolo ad esordire quasi immediatamente come voce solista in “Buonanotte Penny”, che comunque resterà un episodio isolato nel periodo Vedette.
Quando il gruppo passa alla CBS e sotto l’egida del produttore Giancarlo Lucariello, questi lo convince a mettersi in gioco come cantante, facendogli interpretare il brano “Tanta voglia di lei”, il più grande successo del gruppo, rendendo quindi non solo la sua chitarra ma anche la sua voce elementi peculiari e caratterizzanti del suono dei Pooh.
I grandi successi, nonché pietre miliari della loro discografia, in cui la sua voce è ormai imprescindibile sono innumerevoli, da “Noi due nel mondo e nell’anima” a “Infiniti noi”, da “Parsifal” a “Dove sto domani”, da “Che vuoi che sia” a “Canterò per te”, primo singolo dei Pooh da lui firmato che attesta la sua crescita anche come autore.
Firma infatti da solo le musiche di alcune fra le più intense e particolari canzoni del gruppo, a partire dalla primissima “Io in una storia”, a cui in ordine sparso negli anni si aggiungono, solo per citarne alcune, “50 primavere”, “Buona fortuna e buon viaggio”, “Ci penserò domani”, “Comuni desideri”, “Danza a distanza”, “Dietro la collina”, “Diritto d’amare”, “Due donne”, “E arrivi tu”, “Gitano”, “I bambini ci guardano”, “Il cuore tra le mani”, “In diretta nel vento” , “Io sto con te”, “Io vicino io lontano”, “Isabel”, “La ragazza con gli occhi di sole”, “Lei e lei”, “Mai dire mai”, “Mezzanotte per te”, “Padre a vent’anni”, “Quel che non si dice”, “Santa Lucia”, “Scusami”, “Senza musica e senza parole”, “Stella”, “Una donna normale”, “Venti”, “Vienna”, “Vita” e “L’altra donna”.
Il buon lavoro in tandem con gli altri compositori del gruppo è ben rappresentato ad esempio da brani come “Air India”, “Dialoghi”, “Mediterraneo”, “Orient Express”, “Una domenica da buttare”, “Uno straniero venuto dal tempo” e “L’anno, il posto, l’ora”.
La sua attività come autore lo vede firmare anche canzoni per Riccardo Fogli, Irene Fargo, Mia Martini, Lena Biolcati, Lorella Cuccarini, Massimo Ranieri, Alice, Daniele Battaglia e Annalisa Minetti.

Come musicista Dodi annovera numerosi premi, fra cui nel 1981 quello conferitogli dal prestigioso giornale tedesco Die Zeitung come miglior chitarrista europeo, confermato nel 1986 da parte della rivista “Stern”. Poi per i due anni consecutivi anche la critica italiana, sebbene tardivamente, lo decreta miglior chitarrista italiano, il primo anno su tutti poi come chitarrista pop.
Grandissimo collezionista di chitarre (ne possiede circa cinquanta), si è visto dedicare due chitarre “signature”, rispettivamente dalla Fender e dalla Maton, che hanno realizzato dei modelli su sue specifiche indicazioni.
La Fender ha prodotto nel 1997 la Fender Dodicaster, una signature model in edizione limitata su specifiche di Dodi. Dopo il prototipo (custodito nel museo di Guitar Ranch a Verona), la Fender ha realizzato due esemplari definitivi (recanti il nome “Dodi” al dodicesimo tasto) ed i rimanenti della serie. Caratterizzati dalla grande accuratezza della realizzazione, hanno il manico in acero monoblocco con verniciatura satinata, due pickup “single coil” ed un “humbucker” (splittabile con apposito comando) e ponte “Floyd Rose”.
La Maton, dal suo canto, ha impiegato quasi due anni di studio e lavoro per realizzare la chitarra che ambiva offrire a Dodi un suono acustico originale, la EC J85 “Dodi Battaglia” prodotta nel 2000 in serie limitata.

Come solista, Dodi ha inciso due album. Il primo nel 1986, “Più in alto che c’è?!”, scritto interamente in compagnia del suo amico fraterno Valerio Negrini con la sola eccezione della title-track scritta con Vasco Rossi, che compare anche nel disco come ospite, bissato nel 2003 dall’album strumentale acustico “D’assolo”, ristampato nel 2012 con una bonus track dedicata all’amico e concittadino Lucio Dalla scomparso in quell’anno. Altra testimonianza su disco dell’attività di Dodi al di fuori dei Pooh è l’album “Walzer d’un blues” inciso dal supergruppo “Adelmo e i suoi Sorapis”, composto da Dodi, Zucchero, Maurizio Vandelli, Umbi dei Nomadi, Fio Zanotti e Michele Torpedine.Tra le tante collaborazioni in ambito italiano, Dodi appare in lavori di Vasco Rossi (sua la chitarra nei brani “Una canzone per te”, “Va bene va bene” e Toffee”), Al Di Meola, Tommy Emmanuel, Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Raf, Gianluca Grignani, Mia Martini, Giorgio Faletti, Gianni Fiorellino, Alice, Capsicum Tree, Chitarre d’Italia, Delia Gualtiero, Irene Fargo, Lena Biolcati, Lorella Cuccarini, Massimo Ranieri, Riccardo Fogli.

Dapprima appassionato di tango e walzer quando suonava la fisarmonica, Dodi in seguito ha orientato i suoi gusti musicali la musica italiana degli anni ’60 e vari artisti stranieri del periodo fra cui Shadows, Beatles, Jimi Hendrix, Chicago, Bee Gees e successivamente l’area prettamente fusion in cui spaziavano Chick Corea e Al Di Meola (da soli o con i Return To Forever) Pat Metheny e John McLaughlin, arrivando oggi ad essere comunque attento a quanto la scena musicale internazionale propone, ad esempio The Edge o Steve Lukather, a testimoniare la sua innata e viscerale passione per tutto quanto è chitarra. Modestamente e ironicamente lui si è sempre definito solo come “il più bravo chitarrista dei Pooh”.

Dodi vanta 20 anni di esperienza nelle gare automobilistiche (turismo) da solo o in squadra con Giorgio Faletti, collezionando parecchie vittorie e record in pista. Oggi corre sui kart per beneficenza, con l’associazione “Kart No War”, affiliata a Rock No War. Sci, nuoto e palestra sono altri sport praticati per diletto. È tifoso del Bologna e dell’Inter.

In passato Dodi andava tutti i giorni a vedere un film, con una predilezione particolare per i kolossal americani come “Guerre stellari”. Fra le sue pellicole preferite cita “L’altra faccia dell’amore” del regista Ken Russell e “Vi presento Joe Black” di Martin Brest.
Anche l’elenco dei libri letti è molto lungo; ad esso appartengono due romanzi scritti da autori che annovera tra gli amici: “L’ultima legione” di Valerio Massimo Manfredi e “Io uccido” di Giorgio Faletti.

(dalla pagina Facebook ufficiale di Dodi Battaglia)

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